femminiello



Femminiello Trans Attualitą

In principio era il "femminiello". Ed era lui, soltanto lui, il Re (ma avrebbe preferito: la Regina) della trasgressione.

Il "femminiello" era un omosessuale effemminato (non tutti gli omosessuali lo sono) che desiderava essere donna. Oggi sono sempre più gli omosessuali che, non avendo nessun problema con la propria identità, e anche grazie ad una maggiore accettazione sociale ,non hanno bisogno di nessun atteggiamento femminile che li caratterizzi.Anche all'epoca dei femminielli esistevano omosessuali non effemminati e in napoletano venivano chiamati "ricchioni". L'effemminato (a Roma,e poi in tutta Italia) era "checca", a Napoli "femmenello",senza la i.

Il femminiello era il superlativo assoluto del femmenello.

Il "femmenello" aveva alcuni modi femminili e una cura eccessiva nel vestirsi,delicato e attento ad essere molto raffinato per contrapporsi con la delicatezza ad un modello maschile,all'epoca, spesso grossolano e ruvido. Il "femminiello",con la i, era invece eccessivo sempre e comunque.

Il suo claim ? la teatralità.

 Il "femminiello" si sentiva una donna imprigionata in un corpo maschile, e perciò cercava di liberarla, e di liberarsi, vestendo in modo ancor più colorato e vistoso di qualunque donna. Si muoveva, e parlava, non come secondo lui avrebbe fatto una donna,ma ne esagerava i toni acuti e le movenze, realizzando un archetipo riconoscibile e ripetibile.

 Era rassicurante, il "femminiello": con la sua femminilità esagerata, non perché sembrasse autentica, ma per comunicare rapidamente la propria caretteristica speciale ed evidente.

Il "femminiello" era anatomicamente un maschio, spesso efebico per una patologia ormonale, che cercava in ogni caso di nascondere in tutti i modi la propria virilità, con i (pochi) trattamenti che una volta erano disponibili (parrucca, trucco e vestiti).

All’epoca di cui si parla non esistevano infatti né la chirurgia plastica, né le terapie a base di ormoni sessuali femminili: per “femminilizzarsi” il "femminiello" doveva ricorrere al fai-da-te, che a Napoli, città leader nell’arte di arrangiarsi, raggiungeva vette strepitose.

Il femminiello si travestiva da donna: anzi, si “stra-vestiva” (la s è rafforzativa), nel senso che indossava abiti femminili vistosissimi. E adottava un comportamento in tono con l’abito: cioè molto sopra le righe. 

“Mimando” la donna che avrebbe voluto essere, il femminiello andava in giro per il vicolo in modo chiassoso, esuberante ed estroverso.

Nel suo quartiere era molto conosciuto (non passava certo inosservato…)

Veniva preso in giro, e qualche volta “utilizzato” dagli uomini per prestazioni che le mogli (a quei tempi) non passavano: ma la cultura del vicolo lo prevedeva, gli assegnava un suo posto. E un suo spazio, anche sociale: la “tombola” in cui i femminielli estraggono i numeri e li “sceneggiano” sopravvive ancora oggi in qualche zona popolare. Come alcune esibizioni eccessive ed esilaranti come il “matrimonio”, con tanto di finto sposo, finto sacerdote officiante, invitati, pranzo, ed abito da sposa (quello sì, autentico, e costosissimo).

Al femminiello, pur sfottendolo, la gente del quartiere voleva bene: portava fortuna, ed era divertente. Alle battute salaci sapeva rispondere magnificamente, addestrato com’era a riceverne.

Scrittori, commediografi, autori di canzonette hanno trovato nel femminiello terreno fertile (tasto dolente per queste donne-non donne): da Raffaele Viviani, a Giuseppe Patroni Griffi (“Scende giù per Toledo”), al non napoletano Curzio Malaparte (“La pelle”).

Il "femminiello"era più simile ad una drag queen che ad un travestito e basta per l'esagerazione del trucco e del resto,e ancor meno simile ad un omosessuale dai modi effemminati.

Il "femminiello" si travestiva come il "travestito"o la "drag queen"ma non occasionalmente,contrariamente a loro,   non smetteva mai, non si rivestiva mai da uomo.Il travestito, che non sempre è gay,e la "drag queen"(raramente gay),sono assai diversi dal "femminiello"che continuava la sua recita confondendola con la realtà di tutti i giorni.

Alla fine degli anni 50, per il "femminiello" (l’omosessuale effemminato che vuole essere “fuori” ciò che si sente dentro: una donna a tutto tondo), il sogno (sostantivo maschile) di diventare finalmente donna ha potuto vestire gli abiti della realtà (sostantivo femminile).

Il suo problema di identità poteva essere risolto con i progressi della scienza,quando finalmente la psichiatria smetteva di occuparsi di loro e la società attenuava il giudizio severo che li faceva considerare se non malati, perversi e gli negava ogni diritto.

La neonata chirurgia plastica cominciava a rendere possibile l’evirazione chirurgica e la ricostruzione di una pseudo vagina, e le prime protesi per il seno aiutavano ad essere considerate donne a tutti gli effetti.

Per ottenere gli altri caratteri sessuali secondari femminili, bastava l’endocrinologo: con una generosa somministrazione di estrogeni, i peli, una volta asportati, ricrescevano poco o nulla, i capelli aumentavano di quantità e di spessore, ecc.

Il “transito” dal sesso maschile, sentito dal femminiello come “sbagliato”, al sesso femminile (quello “giusto”) poteva così finalmente avvenire.

Oggi quei "femminielli" sfrenati di una volta non ci sono più.

Dove sei finito, caro vecchio femminiello, archetipo di un genere a parte?

“Sono qui”, potrebbe rispondere: da un luogo più vicino di quanto si creda.

L’antico femminiello è infatti ancora tra noi: non lo vediamo, perché è riuscito a “travestirsi da donna” alla perfezione. Prima poteva operarsi soltanto nella famigerata Casablanca: oggi può farlo dovunque. Può sposarsi, e cambiare legalmente sesso. E essere se stesso (stessa) senza fatiche e caricature. Felice e contenta.