femminiello

 
Femminiello Trans Attualitą

 “Quando mi trovavo in quell’appartamento di via Gradoli, entravo in trance. Ma un giorno mi accorsi che era lui che era entrato in me.”

                                                              Anonimo (cliente di trans)

Sull’attuale successo dei trans ,nelle grandi città come Roma, Milano, Napoli o Parigi si possono azzardare alcune spiegazioni.

I paletti della “normalità” si spostano sempre più avanti: il “comune senso del pudore” di oggi farebbe senso a un nostro connazionale di soli vent’anni fa. Siamo tutti un po’ più spregiudicati, ma qualcuno di più: le classi culturalmente “alte”
hanno storicamente più facilità a superare i vecchi schemi, e a valicare i vecchi argini. Non è un caso che i clienti dei trans possiedano mediamente una scolarità alta, o medio-alta.

Al successo dei trans non è probabilmente estraneo il sempre più esteso consumo di cocaina. Un consumo trasversale, che riguarda larghe fasce della popolazione attiva.

A ciò va aggiunto il martellamento dei media e della pubblicità, che spingono a spostare sempre più avanti la frontiera del piacere: a lasciarsi tentare dal “nuovo”. Secondo l’etica edonistica del consumo, l’unico peccato da cui ci si deve tenere lontani è quello di omissione. La vita va vissuta: se una cosa ci attira, bisogna andare a vedere com’è. Provare, che male può fare?

Dipende. Dalla reversibilità. In realtà, di male alcune esperienze ne possono fare molto. Proprio perché si pensa che non possano farne. La cocaina, per esempio, viene clamorosamente sottovalutata. C’è chi la prende una o due volte, per curiosità (se ne parla tanto, che sarà mai?), tanto poi mica continuo…

Poi magari si trova a prenderla nei fine settimana, per divertirsi un po’ di più. E va bè, mica la prendo ogni giorno…E poi si scopre che è un efficace doping che toglie la stanchezza e la paura e allora si comincia ad usarla prima degli incontri di lavoro più importanti.E' qui che si rischia non solo il deterioramento mentale a medio e lungo termine o l'infarto ma di prendere decisioni folli e inspiegabili,rischiose e insensate capaci di danneggiare la propria azienda o la comunità.

Anche a trans ci si può andare una volta, così per curiosità. Magari dopo aver preso un po’ di coca: che, com(e non) è noto, indebolisce il senso critico, e fa considerare il proprio io più forte e capace di quanto sia in realtà (ed è per questo, essenzialmente, che è così pericolosa…) 

L’assunzione di sostanze psicotrope (cocaina, ma non solo) attenuano e distorcono il senso critico, e possono mobilitare delle disponibilità normalmente mantenute sotto traccia, tenute sotto controllo. Perciò non fa troppa meraviglia che tanta gente sia incline a fare anche quest’esperienza. Ovviamente, si tratta di una considerazione statistica e sociologica, non di un giudizio. Sperimentare, tra le tante cose che il mondo e i media ci offrono, anche questo, non vuol comunque dire che ne diventeremo sicuramente degli habituè: sull’argomento non vi sono dati cui far riferimento. In ogni caso,diversamente dall'uso della coca, avere una passione per i trans non nuoce a sè o agli altri,eppure ci si vergogna assai più di essere andati a trans che di aver sniffato.

Comunque quello che accade nell’intimità (per modo di dire: tra filmini e fotografie…) dell’alcova, non è sempre facile da prevedere, ed è forse questo uno degli elementi che spinge alcuni ad andarci.

Il trans: questo centauro post-litteram, mezzo uomo e mezzo donna; esteticamente donna (per la parte visibile), e anatomicamente metà e metà, se sollecita delle fantasie sessuali, possono essere sia   attive che passive: fantasie che – magari mai nemmeno “fantasticate” in precedenza – possono affiorare nel corso dell’incontro con il trans, con o senza la mediazione di un’adeguata dose di sostanze psicoattive.

Riguardo alla propria identità sessuale, il trans vuole che si dica “la trans”: e che gli aggettivi che lo descrivono vengano declinati al femminile.

“La” trans (e sia) guarda a se stessa come a una donna, con qualcosa in più. Nella vita privata, la trans non si lega ad un omosessuale: lei cerca un uomo. Già questo è curioso se non un vero e proprio ossimoro.E per di più lo chiama, con una certa ironia, “mia marita”.


Ma l’uomo (e il cliente) della trans, chi è?  

Senza andare a scomodare nuclei di omosessualità latente (che in certi casi vogliono la loro parte: e dal trans rischiano di trovarla), va detto che la trans, col suo aspetto iperfemminile chirurgicamente indotto(seno prorompente, culo da sballo) tiene lontano dal cliente i fantasmi di una propria temuta omosessualità. Il fatto che la trans possieda un membro virile come il suo non la fa rubricare tra i maschi (“con un uomo non ci andrei mai”, dice il cliente), ma tra i fenomeni da baraccone: come la donna barbuta dei luna park. Una curiosità da non perdere. Certo, qualche volta, da cosa nasce cosa: ma se pure accade, nessuno lo verrà a sapere (è quello che pensavano tanti clienti, e invece….)

Per spiegare il crescente successo dei trans si potrebbe forse anche chiamare in causa il fascino non tanto discreto (e ormai introiettato da ciascuno di noi) dell’offerta speciale: paghi uno, prendi due.Ricordandosi peraltro che occorre stare attenti a due cose: quanto paghi, e dove prendi.

La pubblicità e i media condizionano più di quanto si è disposti ad ammettere.Aderire ad alcuni imperativi categorici della pubblicità,questa sì che è vera e propria perversione!

Grazie al recente scandalo, andare a trans diventerà un nuovo trendy, una moda ancora più diffusa e forse più popolare: e questo i trans lo sanno bene. Sembra che, in molte feste private assai esclusive, siano da anni assiduamente presenti: probabilmente diventeranno ancora più ambiti, “visibili”e popolari.

E’ per questo che, nel loro transito dal maschio alla femmina, i trans che vediamo ospiti da Vespa e nei TG, si sono fermati a metà strada: così da poterle percorrere tutt’e due. E per farle percorrere ai loro clienti. Perché due, come dice sempre la pubblicità, è meglio che uno.